Tre motivi per temere una nuova stretta del credito

foto by Anna Shvets -Pexels

NUOVE REGOLE PER IL CREDITO IN BANCA

Il sistema delle banche italiane non ha pace. Era appena ritornato a portare ottimi bilanci nelle assemblee, nonostante la pandemia, ora si deve confrontare con scelte difficili per concedere altri crediti alle imprese.

Dopo la Grande Stretta (dai 914 miliardi di novembre 2011 giù fino ai 635 miliardi di febbraio 2020, spurgando oltre 100 miliardi di sofferenze e razionando le nuove erogazioni), le banche hanno potuto superare in scioltezza anche i due anni del covid-19, grazie allo scudo delle garanzie statali (90% o 100%) applicate ai finanziamenti richiesti da milioni di imprese di ogni settore e dimensione. I dati della Banca d’Italia a sorpresa rivelano una maxi crescita dei depositi delle imprese e un credito salito di soli 30 miliardi (665 a marzo 2022), cifra che si confronta con la narrazione di erogazioni garantite per oltre 250 miliardi da fonte ABI e governo. La differenza deve essere finita nei ‘cappotti isolanti’: le garanzie applicate grazie ai decreti emergenza anche a crediti già concessi, un maxi-aiuto di Stato per scongiurare che la crisi pandemica generasse nuovi guai bancari.

Elaborazione grafica su dati Banca d’Italia — Banche e Moneta

Sfortunatamente la fine del ‘credito-protetto’ si salda con l’inizio cogente delle nuove regole per la concessione dei crediti e per il monitoraggio (Guidelines for Loan Origination and Monitoring -GLOM) approvate nel maggio 2020 dalla European Banking Authority (EBA). Sarebbe lungo e noioso descrivere in dettaglio cosa cambia dal 30.6.2021 per le nuove concessioni, dal 30.6.2022 su tutti i crediti alle imprese. Per informarsi velocemente basta capire che le banche ora valutano i prestiti non più solo sulla base di modelli storici (bilanci e rating), ma sulla capacità futura di rimborso, sui flussi di cassa e su previsioni e scenari predisposti dalle imprese, o dalla banca stessa.

Alcuni passaggi significativi contenuti nelle GLOM si leggono in un minuto:

86. Ai fini della valutazione del merito creditizio delle microimprese, piccole, medie e grandi imprese, gli enti dovrebbero avere a disposizione e utilizzare informazioni supportate da elementi probatori necessari e adeguati, almeno in relazione a quanto segue:
a. finalità del prestito, se pertinente per il tipo di prodotto;
b. reddito e flusso di cassa;
c. posizione e impegni finanziari, comprese le attività costituite in garanzia e le passività potenziali;
d. modello di business e, se del caso, struttura aziendale;
e. piani aziendali supportati da proiezioni finanziarie;
…..
128. … gli enti dovrebbero considerare gli elementi che seguono:
a. la posizione finanziaria attuale e prospettica, compresi i bilanci, la fonte della capacità di rimborso per adempiere gli obblighi contrattuali, anche in caso di possibili eventi sfavorevoli, e, se del caso, la struttura patrimoniale, il capitale circolante, il reddito e il flusso di cassa;

Questo drastico (e tardivo?) cambio di prospettiva imposto alle banche ricade anche sulle imprese.

IL PROBLEMA: FARE PREVISIONI È DIVENTATO IMPOSSIBILE

Se le nuove regole sono abbastanza semplici, la loro applicazione non è per nulla semplice. Perché nemmeno a farlo apposta dalla coda della pandemia sono nati problemi, inattesi e macroscopici, sui costi di produzione delle imprese: dalla carenza di semiconduttori, all’esplosione dei costi energetici e delle materie prime, poi blocchi, ritardi e aumenti nei costi dei trasporti, per finire con la guerra Russia-Ucraina e i lockdown in Cina. Difficile ricordare un simile sconvolgimento in un periodo così ridotto. Gran parte delle supply chain globali sono state impattate. Gli aumenti nei costi di produzione sono di un ordine di grandezza tale da distruggere i margini e i flussi di cassa operativi. Infatti alcune imprese hanno chiuso, altre attendono sussidi. La crescita dell’inflazione è in USA e in EU e costringe le imprese a decisioni rischiose per scaricare gli aumenti dei costi sui prezzi alla clientela.

Un esempio? Non basta più stimare i tempi di incasso, per gestire il circolante, ora conta la dimensione delle rimanenze. Il magazzino di molte imprese è cresciuto perché la supply chain globalizzata è saltata, i container si sono bloccati nei porti cinesi e perché occorre evitare le ormai frequenti rotture di stock o di produzione tipici di molti settori, dalle auto ai prodotti di consumo.

Trasportiamo gli stessi problemi e valutazioni nel mondo meno robusto delle piccole imprese, industriali, meccaniche, di servizi, del turismo e provate ad immaginare con quale fatica queste stiano tenendo la barra di navigazione.

Questo è il contesto dell’anomala ripresa post-covid, che spiega perché la missione delle banche e dei bancari è pressoché impossibile. Gran parte delle imprese faticano a calcolare e prevedere costi, margini, flussi di cassa in questa tempesta, pur conoscendo profondamente il proprio settore, i fornitori, i trasportatori. Le migliori previsioni non superano i 2–3 mesi. Quale può essere la capacità della banca di formulare previsioni più accurate e di medio periodo? Seguendo principi di prudenza la banca incapace di stimare la fonte di rimborso di migliaia di debitori potrebbe banalmente erogare meno credito.

LE IMPRESE DEVONO IMPARARE A COLLABORARE

Penso semplicemente che in questa congiuntura devastata -che non si assesterà in pochi mesi- le banche non abbiano tempo, capacità tecniche e risorse umane per fare credito, così come vorrebbe la vigilanza EBA, e neppure per valutare periodicamente i crediti erogati con la vista sul futuro.

Le banche più scaltre impareranno a collaborare con le imprese più attrezzate per ottenere da loro previsioni e scenari, anche con ipotesi sfavorevoli. Quando si tratta di piccole imprese, invece, siamo tutti in un enorme vuoto di capacità, di processo, di informazioni che, io temo, non potrà essere colmato da algoritmi e intelligenze artificiali per giustificare un prestito a 5 anni, quando c’è nebbia a 6 mesi.

Le imprese, in larga parte hanno problemi più pressanti da risolvere prima di tornare a chiedere ulteriore credito, ma a qualcuno il credito potrebbe servire proprio ora, magari per finanziare il raddoppio delle scorte. In quel caso l’impresa che cerca credito in banca si deve preparare a fornire alle banche tutto ciò che le banche non hanno e non sanno preparare. Può essere che questa ‘palestra di previsioni’ faccia bene anche a qualche imprenditore in passato troppo superficiale.

Tenendo sempre in mente che le banche italiane di oggi preferiscono vendere polizze assicurative e fondi d’investimento di terzi piuttosto che raccogliere depositi e prestarli alle imprese e… non lo nascondono più.

fonte: Sole 24 Ore, 10–5–2022

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ex-banker, helping small business to understand that finance, credit and banks are seldom the key to success. @linkerbiz Milan

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Fabio Bolognini

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